Orneore Metelli

Sembra che fino a cinquant’anni Orneore Metelli (1872-1938), padre del naïf italiano, non avesse mai toccato pennelli, limitandosi ad esercitare con notevole bravura, tanto da ricevere prestigiosi riconoscimenti ed essere nominato componente della giuria d’onore dell’esposizione internazionale di Parigi nel 1911. Primo trombone in orchestra e primo bombardino della banda ternana, si accostò alla pittura nell’ultimo periodo della sua vita, ignorando cognizioni di storia dell’arte e regole accademiche, raccontando, con schiettezza e incantata ingenuità, episodi legati alla città e alla quotidianità.
Fu scoperto da Aurelio De Felice nel 1936, grazie al pittore ternano Ugo Castellani, e successivamente imposto alla critica.
Ha scritto Aurelio De Felice: “vidi nella cantina dove dipingeva molti suoi quadri, e subito capii che era un vero maestro. Da allora ho cercato in tutti i modi di farlo apprezzare. Ci sono riuscito perché oggi è conosciuto in tutto il mondo, o quasi (…) La pittura di Metelli non ti stanchi mai di guardarla perché è vera, pura, spontanea, sgorgante dall’anima, senza calcoli arrivistici, senza speculazione e senza altri imbrogli interiori”.