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In viaggio nel verde e nel mistero

Il nostro itinerario parte da Calvi dell'Umbria, detta anche "la porta felice dell'Umbria". Adagiata su uno sperone roccioso tra verdeggianti colline digradanti verso il Tevere, a ridosso del monte San Pancrazio, circondata da viti e uliveti, è una località ricca di storia, arte, tradizioni. Qui potrete visitare il complesso monastico, ora riadattato a museo, che dalla prima metà del XVIII secolo ospitò l'ordine femminile delle Orsoline

(Calvi dell’Umbria - Monastero delle orsoline)

e accedere alle antiche cucine progettate dall'architetto Ferdinando Fuga (1699 – 1781), al lavatoio, alla spezieria, al deposito della legna. Accanto, nella chiesa di Sant'Antonio Abate, sulla piazza principale, non perdetevi il presepe composto da trenta sculture in terracotta policroma commissionato nel 1541, insieme ad una statua raffigurante Sant'Antonio Abate, ai fratelli abruzzesi Giacomo e Raffaele da Camporeale.

Da Calvi, seguendo la Flaminia, nella direzione del Grand Tour che tanto ha appassionato i  viaggiatori dal XVIII secolo fino agli inizi del Novecento, è d'obbligo sostare a Narni dominata dalla Rocca fatta erigere alla fine del XIV secolo, dal cardinale Egidio d'Albornoz (Cuenca, 1310 – Viterbo, 1367). Visiterete il Museo della città a Palazzo Eroli, che ospita opere di artisti come Benozzo Gozzoli, Piermatteo d'Amelia, lo Spagna, il Vecchietta, Antoniazzo Romano, Livio Agresti e, in particolare, l'incantevole Incoronazione della Vergine di Domenico Bigordi detto il Ghirlandaio (1449 – 1494) che, insieme all'Annunciazione di Benozzo Gozzoli, costituisce il pezzo forte della pinacoteca. Colma di raffinati passaggi e squisitezze formali, è una delle più alte espressioni di un gusto rinascimentale che ancora oggi ci parla e ci affascina per i colori sfavillanti, la raffinatezza della tecnica, la complessità della composizione. Poco più in là, l'atmosfera cambia nei sotterranei dell'ex inquisizione domenicana

(Narni - I sotterranei di San Domenico)

. Si tratta di alcuni ambienti trovati per caso nel 1979 da alcuni ragazzi dediti alla speleologia e aperti al pubblico nel 1994. Dapprima si trova una chiesa probabilmente risalente ala fine del XII secolo con dipinti di artisti umbri del pieno medioevo raffiguranti il Cristo pietoso e sanguinante, i quattro simboli degli Evangelisti, l'incoronazione di Maria e, particolarmente importanti, numerosi ritratti di S. Michele Arcangelo. Adiacente alla chiesa c'è un angolo con un'antica cisterna romana e, subito dopo un corridoio illuminato dalla fioca luce delle candele, appare una grande sala "arredata" con gli strumenti di tortura degli inquisitori. Una porticina immette in una cella carceraria  dove un turbine di segni graffiti sulle pareti e sulla bassa volta avvolge chi vi entra. Sono quindi visibili segni alchemici, cabalistici, graffiti.

Da Narni a Terni. Qui, proprio di fronte alla stazione c'è un imponente monumento apparentemente strano, dall'aria postmoderna. E' un reparto di archeologia industriale e viene dalle famose acciaierie cittadine. Si tratta della pressa da dodicimila tonnellate

(Terni - Antenna Pressa)

risalente al 1934 quando alla Società "Terni" fu affidata la realizzazione dei programmi di armamento che richiedevano l'allestimento di una nuova flotta di navi da battaglia. Per più d'una caratteristica, venne subito considerata avanguardia del progresso tecnologico. Negli anni ottanta parti della traversa inferiore manifestarono il loro logoramento e si comprese che ben presto si sarebbe dovuto procedere allo smantellamento e alla sua sostituzione. Lo smontaggio iniziò nel 1994 dopo che era rimasta in funzione sino al dicembre 1993 lavorando a potenza ridotta (due cilindri pressanti anziché tre).

Da Terni, transitando davanti alle acciaerie, ci si avvia lungo la Valnerina. Poco dopo gli studi cinematografici di Papigno e la centrale di Galletto, progettata in forme classicheggianti dall'architetto Cesare Bazzani tra il 1926 e il 1928 e divenuta modello per edifici di tale tipologia, ecco la vista mozzafiato della Cascata delle Marmore, la più alta d'Italia. Dovuta all'intervento del console romano Manlio Curio Dentato nel 271 a.C., con il suo scenario di forte impatto emotivo, fu definita da George Byron, “lampeggiante massa” che  “spumeggia, scuotendo l'abisso”

(Terni - Cascata delle Marmore)