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L'arco, l'ovo pinto, il pugnalone

Uscendo da Amelia e percorrendo la statale 205, che domina la vallata del Tevere, si arriva a Guardea. Qui, realizzato, in travertino, con pietre provenienti da ogni angolo del mondo, c’è l’arco della coscienza planetaria

(Guardea - Arco della coscienza planetaria)

, un’opera suggestiva realizzata con frammenti provenienti da ogni parte del mondo per simboleggiare l'adesione ai principi universali della convivenza. Nelle vicinanze, vale la pena visitare l’oasi naturalistica di Alviano, gestita dal WWF. Cinquecento ettari di palude, lago, acquitrini, bosco idrofilo, un ecosistema adatto alla sosta e alla riproduzione di millecinquecento specie di uccelli acquatici tra cui aironi, fenicotteri, trampolieri. Sentieri attrezzati, aule didattiche all’aperto, punti per il “birdwatching”, laboratori didattici. In autunno ed in inverno è possibile osservare le folaghe e le anatre selvatiche. Nei mesi di ottobre e novembre non è difficile, invece, vedere specchi d'acqua brulicanti di uccelli. In tutta l'area se ne possono contare fino a settemila. E' il periodo in cui i cormorani si esibiscono nelle suggestive evoluzioni messe in atto per pescare. In primavera, poi, ogni giorno è buono per osservare specie diverse. E' il periodo della migrazione verso il centro e il nord Europa dove gli uccelli andranno a riprodursi. Una volta ammirerete le avocette e i cavalieri d'Italia diretti verso il Delta del Po, un’altra le spatole in volo verso Olanda o i totani mori, trampolieri che sembrano prediligere la tundra della penisola di Kola.
Il territorio di Guardea rientra nel cosiddetto Parco fluviale del Tevere, che si sviluppa per circa cinquanta chilometri con lecceti, castagneti, querceti, ginepri, zone con vigneti e oliveti. Il Tevere ha modellato e influenzato questa parte dell’Umbria plasmando colli e terrazzamenti.

Tra il 1959 e il 1962, mediante lo sbarramento delle sue acque, è stato creato l’invaso artificiale del lago di Corbara.
Sullo specchio d’acqua, che si estende per circa tredici chilometri, si affaccia la graziosa Civitella del Lago. Con i suoi cieli azzurri e l’aria purissima è il centro più caratteristico nella direttrice Todi-Orvieto. Sorge su blocchi di travertino bianchissimo. Le sue estati profumano di grano e di frumento mentre gli autunni hanno il sapore del mosto spumeggiante e dell’oliva nera pungente. Qui c’è un museo piccolo ma meritevole d’essere visitato perché unico al mondo

(Civitella del Lago - Ovo Pinto)

. E’ stato, infatti, ideato per ospitare migliaia di uova, di tutte le specie animali, dipinte e/o scolpite da artisti professionisti, dilettanti, amatori. I lavori sono esposti per annualità e tema. Lo spunto è stato dato dal concorso internazionale Ovo Pinto (espressione dialettale per “uovo dipinto” ) che si svolge qui dal 1982. Si tratta di dipingere gusci di uova vuote le cui dimensioni non superano i 30 x 30 x 30 cm. Non è possibile ricorrere al decoupage e alle calcomanie. Ce n’è per tutti i gusti e, soprattutto, non si può non restare favorevolmente impressionati.

L’itinerario che vi consigliamo si spinge molto in là, verso l’estremo limite dell’orvietano, ad Allerona. Qui c’è in una stanza sono state riunite testimonianze della civiltà contadina e sono state riprodotte situazioni riferite a quel tipo di società. Il museo dei pugnaloni

(Allerona - I Pugnaloni)

deve il suo nome ad attrezzi agricoli, i pugnaloni appunto, a forma di sottile bastone con ad un’estremità un raschietto e all’altra un punteruolo. Venivano utilizzati nell’aratura. Dal dopoguerra i “pugnaloni” sono diventati carri allegorici, con scene di vita e di lavoro nei campi, su cui vengono fissati alberelli di pioppo, tagliati al mattino della festa ed ornati con nastri di diversi colori. In ogni carro c’è, poi, un riferimento al miracolo di S. Isidoro (Isidoro prega mentre un angelo lavora al suo posto).